Arrivederci Rosae ciao

mafaldaCare amiche, cari amici,

questo blog non verrà più aggiornato: una presenza costante sul web è, purtroppo, al di sopra delle nostre forze. Abbiamo comunque deciso di non cancellare i contenuti già caricati perché “cancellare” è un verbo che non ci piace. Rimarremo su Facebook oppure su altre piattaforme, ciascuna a suo modo oppure insieme. Un abbraccio dalle Rosa Rosae (comunque femministe, ancora).

Lo spettacolo è maschio?

«La Risoluzione sull’Uguaglianza di Trattamento e Accesso per Uomini e Donne nelle Arti dello Spettacolo di Marzo 2009 del Parlamento Europeo è stata indirizzata a tutti i Governi e le Istituzioni europee, con l’invito di mettere in pratica le proposte ivi contenute, sottolineando che “la discriminazione contro le donne mantiene basso lo sviluppo del settore della cultura e lo priva di talenti e capacità… Il contatto costante con il pubblico è necessario per ottenere l’altrui riconoscimento.” La risoluzione afferma che “sebbene le ineguaglianze nelle prospettive di carriera e nelle opportunità tra uomini e donne nello spettacolo dal vivo siano molto presenti e persistenti… i meccanismi che producono tali ineguaglianze di genere dovrebbero essere seriamente presi in esame… (ed incoraggia) gli Stati Membri a produrre analisi comparative della situazione presente nell’ambito dello spettacolo dal vivo nei vari Stati dell’Unione, per redigere statistiche al fine di facilitare il progetto e la messa in atto di politiche comuni e assicurare che il progresso raggiunto possa essere paragonato e misurato”. »

Da non perdere l’articolo Che musica maestra! di Patricia Adkins Chiti, sull’ultimo numero di InGenere. È una buona notizia che qualcuno si occupi della questione, ma i risultati sono sconfortanti, persino nel mitico Nord Europa. Leggere per credere.

8 marzo 1945-2015 Appuntamenti Udi a Bologna e area metropolitana

Ed eccoci arrivate alla quinta segnalazione di questa settimana pre-8 marzo. Non un unico appuntamento, ma i diversi appuntamenti organizzati a Udi a Bologna: all’interno anche l’anticipazione del documentario “Paura non abbiamo”, che vi abbiamo segnalato ieri, ma non solo: incontri, mostre, musica e spettacoli. E ci sono, ancora, parti di noi: con la replica dello spettacolo “Pane, lavoro e pace”, e con l’inaugurazione della mostra “Pane, pace e libertà. Storia illustrata dei Gruppi di Difesa della Donna”.

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Un digestivo per l’8 marzo. Ovvero: sugli spettacoli a orologeria.

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Scriveva Lella Costa, nel delizioso Piccole donne crescono, contenuto nell’ormai introvabile In tournée: «va meglio, sempre meglio, ho molte soddisfazioni, sono più stimata, più considerata (e lo capisco da tanti segni: per esempio, non faccio più spettacoli solo l’8 marzo)».

Nel suo piccolo, ogni attrice o artista, anche misconosciuta o del tutto ignota, può capirla: sembra che per la “festa della donna”, improvvisamente, anche i più incalliti sessisti si sentano chiamati a dedicare al nostro genere un contentino, una giornatina, un ammicco. L’ipocrisia ottomarzolina è una vecchia e trita storia, io stessa mi chiedo se abbia senso tornarci sopra; però un po’ di prurito me lo dà, specialmente quest’anno.  Continua la lettura di Un digestivo per l’8 marzo. Ovvero: sugli spettacoli a orologeria.

Un 8 marzo al giorno

Care amiche, cari amici, sappiamo bene che in questo periodo si concentrano molti appuntamenti più o meno “dedicati alle donne”. Qualcuno magari ideato o condotto da donne, che già non è male. Ne abbiamo selezionati alcuni, da quelli a cui partecipa direttamente qualcuna di noi (e ci scuserete, ma se non siamo noi le prime a parlarne, chi dovrebbe farlo?), a quelli organizzati da amiche, amici o gruppi con cui abbiamo rapporti, ad altri che semplicemente ci incuriosiscono o ci sembrano interessanti. Una segnalazione al giorno, da qui all’8 marzo.

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Cominciamo dalla capitale: oggi alle 19.30 all’interno della rassegna Ritratti di donne che hanno fatto la storia, “101 donne che hanno fatto grande Roma”, lettura recitata di Paola Staccioli, autrice del libro omonimo. Presso la Casa delle Donne Lucha Y Siesta, via Lucio Sestio 10.

Fiori che nascono, fiori che muoiono. Ovvero: non è giornata per gli eufemismi.

 

 

Prima premessa

Quando questo blog è nato, voleva essere il germogliare pubblico di un piccolo gruppo, le RosaRosae, appunto, che da qualche anno si chiamano orgogliosamente femministe – benché siano nate dagli anni Settanta in avanti – e come tali vogliono agire nel mondo.

Era forse un debutto prematuro, fortemente voluto da chi scrive, in un momento in cui il nostro collettivo era un po’ demotivato, sebbene ancora abbastanza costante. Non sono stata sola a far partire Rosarosaeblog.it, ma sento la responsabilità di aver tanto spinto questa uscita, e forse ho sbagliato. Non sarà stato come insistere per fare un figlio quando la coppia è in crisi?

e primo problema. 

Ormai è fatta. Anche ora credo di non essere sola, ma è davanti a me stessa prima che a chiunque altra che devo accettare la silenziosa agonia di questa esperienza. È evidente che non stiamo riuscendo a tenere vivo questo spazio, e tra noi non ne parliamo nemmeno perché non vogliamo incolparci a vicenda.

Non scrivo, dunque, per praticare un forse inutile massaggio cardiaco a una piattaforma più morta che viva – oggi non cerco eufemismi – ma perché questa nostra piccola esperienza mi pare emblematica; oppure, il che è contrario e insieme identico, banale, banalissima.

In questa esperienza io vedo riflessa una brutta abitudine: vi riconosco, cioè, il decorso un po’ triste di molte esperienze di donne. E va bene sparire – anzi, no, non va per niente bene, e poi dirò perché – ma sparire in silenzio mi pare intollerabile.

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In morte di Mariella Gramaglia e della sua intelligenza luminosa di Lidia Ravera

Rilanciamo questo articolo apparso ieri sull’Huffington post. 

http://www.huffingtonpost.it/lidia-ravera/in-morte-di-mariella-gram_b_5991766.html

Oggi si è spenta un’intelligenza luminosa. Riderebbe di questa frase, Mariella. Abbiamo vissuto abbastanza tutte e due per trovare inadeguato, retorico, superfluo ogni commento alla morte. L’unico opportuno essendo, infatti, il silenzio. Ma non un silenzio qualunque. Il silenzio che ti cade addosso quando sparisce il tuo interlocutore, la persona con cui amavi parlare.

È un silenzio cupo impotente definitivo. Non una punteggiatura, non un’interruzione, non una pausa. Un silenzio pesante e atroce e illimitato. Per questo abbiamo bisogno tutti di parlare quando muore una persona che abbiamo amato, che vorremmo continuare ad amare, e non sappiamo come. Come si continua ad amare quando tu ci sei ancora e l’altra non c’è più? Con il pensiero? Con il ricordo? Consolando i suoi figli? È per questo che ci si mette a parlare, superando il senso di superfluo e inadeguato.

Ci si riunisce e si parla.
Perché non si ha il coraggio di restare in silenzio.
Si loda la protagonista di una assenza, si evocano quadri recenti o antichi di vita vissuta insieme.
Proprio nel momento in cui si dovrebbe tacere si prova un’impellenza di parlare. Un’urgenza mai provata prima. Io non faccio eccezione.

Dopo aver pianto, dopo averla guardata, dopo aver abbracciato sua figlia, sento il bisogno di parlare di Mariella. Oggi si è spenta una persona luminosa.
E ho bisogno di dirlo e di ripeterlo.
Una persona luminosa. E generosa. Sì, generosa, perché Mariella prestava attenzione e intelligenza a tutti. Non c’era chiacchiera “femminile” che non contenesse un paio di pepite d’oro. Quel regalo immenso che è l’intelligenza degli altri.

Quel regalo che si trova, già freddo, nei libri, più caldo, più mobile, più raro, nelle conversazioni con le persone luminose.
Bene, Mariella la versava a piene mani la sua intelligenza, senza distinzioni di casta o appartenenza. Senza cascami ideologici, preconcetti, esclusioni.

Abbiamo parlato tanto da quando, nel lontano 1975, Giaime Pintor (morto anche lui, tanti anni fa, ancora giovane) ci presentò l’una all’altra.
Parlare ci metteva di buon umore. Qualunque cosa dicessimo, anche la più pessimista.
Parlava bene, Mariella, con quella voce ondeggiante e morbida.
Parlava con una precisione chirurgica e ti accorgevi che aveva capito quasi sempre qualcosa in più degli altri. E da subito, fin da quando era una bella ventenne vestita con allegra disattenzione e innamorata della politica.

Sì, innamorata della politica e capace di vederne le potenzialità nobili sempre, anche nei tempi più oscuri, senza mai allinearsi alle schiere dei denigratori, senza mai accettare alcuna forma di connivenza con i denigrati.
Per anni ha governato la città, Mariella, e io, di recente, ancora e fino all’ultimo, le ho chiesto aiuto, avendo accettato un incarico politico, dopo una vita da romanziera, le ho chiesto se aveva senso, se si poteva , se non era ormai tutto perduto… Mi ha risposto che sì, che qualche piccola buona cosa si può sempre fare, qualche piccola cosa concreta per migliorare anche di poco la qualità della vita dei cittadini.
Non si nascondeva mai dietro il pathos, Mariella, non recitava, non si metteva in scena, rifuggiva da ogni tentazione lirico estremista.
La ascoltavo con ammirazione.
Il coraggio della lucidità, quando non diventa distruttivo, è merce rara.

Abbiamo parlato di tutto, nel corso degli anni, io e Mariella.
E alla fine abbiamo parlato molto anche della morte.
Alla fine? No, non soltanto in prossimità della fine. Anche prima, perché la morte ha tallonato Mariella senza un momento di tregua per molto tempo.
Malattie, ancora malattie, operazioni.
E lei opponeva ad ogni nuovo insulto del destino una fermezza epica, una razionalità commovente.
Un realismo mai autoindulgente.
Guardava in faccia uno per uno tutti i suoi mostri.
I nostri mostri, perché, più vicini o più lontani, i mostri sono gli stessi per tutti. La vecchiaia, la malattia, la morte. La tua, quella della persona che ami.
Li guardava in faccia e provava ad addomesticarli con le parole, a cauterizzare le molte ferite della sua anima e del suo corpo con il ragionamento.
Pacata, anche quando era disperata.
Mai scomposta, mai arresa.

Mi mancherai terribilmente, Mariella.
Perciò sarò costretta a continuare a parlare di te.

Sosteniamo Be Free!

poster Be Free

BeFree cooperativa sociale contro tratta violenze discriminazioni, attiva da molti anni nel sostegno a donne vittime dei reati richiamati dalla denominazione sociale, ha lanciato la campagna #befreefromviolence, tesa a sensibilizzare la società civile e a fare foundraising.
Il foundraising serve a sostenere uno dei nostri servizi, SPORTELLODONNAH24, aperto 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno nel Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo.
Il servizio accoglie le donne che ricorrono alle cure mediche per aver subito violenze fisiche – soprattutto dal partner o ex partner, e le aiuta a intraprendere un percorso di rifondazione della propria vita. Con oltre 3000 donne seguite dal 2009 a oggi, il sevizio rischia di chiudere, per mancanza di finanziamenti. 
Il clou della campagna #befreefromviolence è rappresentato da una esposizione di opere di 27 artisti internazionali che ce ne hanno fatto dono per dare il loro contributo al nostro lavoro, e per sostenere le nostre iniziative.

Le opere saranno esposte allo spazio FACTORY Pelanda di Roma Testaccio dal 2 all’ 9 ottobre. Abbiamo il patrocinio del Comune di Roma, ed il sindaco Marino interverrà alla conferenza stampa-vernissage. L’iniziativa si avvale di un grande profilo media, anche perchè è curata dalla importante agenzia di pubblicità Blue Hive (ex Ogilvy&Mather).

Il 9 ottobre (in orario preserale) le stesse opere andranno all’asta, con il sostegno tecnico della Casa Minerva

Si possono avere ulteriori informazioni sul sito www.befreecooperativa.org e sulla pagina FB, dove troverà anche l’evento.
https://www.facebook.com/events/1622532954640285/